Tuesday, June 21, 2011

Culturalmente vittime



Quante volte ci siamo sentite dire non fare la vittima? Quante volte ci siamo sentite vittime e non volevamo esserlo? Eppure, culturalmente, la storia sembra averci assegnato questo ruolo, che non vogliamo e che ci umilia.
Dal blog di Ifigenia leggo questo commento e mi scatta dentro il bollore della critica e della ribellione:

le donne sono culturalmente vittime. Se parliamo dei singoli casi, tutto si trova dappertutto, brave persone e mascalzoni su un fronte e sull’altro, ma se parliamo di un andazzo storico, la donna è stata materialmente sottomessa per secoli, e anche quando si è affrancata sulla carta, è rimasta mentalmente con quel tipo di mentalità, anche quando ha reagito cadendo nell’eccesso opposto.
Le donne non sono vittimiste, sono vittime. Quante se ne sentono di donne separate cui l’ex non passa un soldo per i figli? Ora che sono andata dall’avvocato, sapeva già tutto prima che parlassi perché le storie sono tutte uguali, idem al commissariato per il passaporto. Questi uomini, non sono neanche originali.
Da parte loro, le donne usano le armi che hanno, sobillano i figli contro i padri, impediscono ai padri di vederli, insomma, sul piano umano nessuno è innocente, MA LA STORIA HA CONSACRATO VITTIME LE DONNE, non gli uomini.

La storia ci ha consacrato vittime. Inconsapevolmente vittime. Le nostre bisnonne, nonne, madri vittime. Alla fine della catena veniamo noi, che pure trasmettiamo questo ruolo inconsapevole alle nostre figlie. Ma perché? Culturalmente, la sottomissione è un ruolo che ci è tristemente noto. Io provengo da una lunga sequenza di donne che hanno subito un ruolo che tutti conosciamo. Donne che semplicemente dovevano farsi tutti i figli che venivano e tacere. Donne che diventavano vittime, loro malgrado. Badate, non era solo il marito che le vittimizzava ma la società intera attorno a loro. Lei diventava "poverina", "guarda come è ridotta", "guarda che vita fa, che sacrifici ha fatto". La terminologia biblica sacrificale, che tutti tristemente conosciamo.
Sembra paradossale, ma nella società post-industriale del terzo millennio è ancora così.

Noi donne siamo costrette a scelte forzate. La legge ci tutela fino a un certo punto. E ci impone, nostro malgrado e ancora una volta, il ruolo di vittime.
La "poverina" che è rimasta "abbandonata" con i figli a carico è sempre lì. Anche se la donna in questione non si sente ne' poverina ne' abbandonata. E soprattutto non vuole esserlo.
Ma, l'essere vittima, il sottostare a questo distorto gioco di ruoli, è spesso l'unica arma che ci rimane. Arma involontaria, come ho detto, perché sentirsi dare della vittima è umiliante. Brucia dentro, ferisce.
E allora si reagisce come si può per controllare una situazione esistenziale che è sfuggita di mano.
Il caso dell'anoressia è interessante e mi viene subito in mente, perché è un'arma comunissima che le donne usano per controllare l'incontrollabile. Non si ha più potere su nulla, gli eventi ti travolgono e non puoi fermarli, e allora controlli l'unica cosa in tuo potere: il tuo corpo. Parlo dell'anoressia vera, la malattia, non l'inappetenza temporanea. Parlo di quel mostro che ti toglie tutte le fattezze di donna e alla fine ti uccide.
Le donne anoressiche sono incredibilmente energetiche. Sono ossessive-compulsive, per cui passano ore a lucidare a fondo una casa già pulitissima, operazione che richiede una forza fisica notevole. Siete mai entrati a casa di un'anoressica? Avete timore ad appoggiare i piedi sul pavimento, per quanto è sterile.
Il controllo totale su tutto ciò che si può controllare. Tranne la propria vita.

Si reagisce. non è vero che le donne non reagiscono. Si reagisce come si può e prima di tutto vengono i figli, perché non riusciamo a fare altro che metterli davanti ad ogni cosa e se non lo facessimo la società ti punterebbe il dito contro impietosa. Madre snaturata. "Guarda quella, se ne va al lavoro tutto il giorno e lascia i figli soli a prepararsi il pranzo". Se lo fa un uomo invece è normale. L'uomo deve lavorare. il suo ruolo è quello del procacciatore, rinunciare a tutto per i figli è contro natura.
Ma è contro natura anche per una donna. Eppure...
Eppure anche coloro che si professano di mente aperta e progressista si soprendono quando anteponiamo le nostre esigenze alle loro.
Quindi? facciamo le vittime, che ci viene meglio.
Prendiamo scelte estreme. Ci diamo ad una vita monastica, rinunciando per scelta (ma anche questa, imposta) alla possibilità, ad esempio, di un'altra relazione. Io personalmente evito accuratamente il contatto con qualsiasi uomo single. Accuratamente, scientificamente. A parte la repulsione "di pelle" all'idea di una qualsiasi relazione, è anche questo un metodo di controllo. Controllo il mio mondo impazzito, prevengo anziché curare, proteggo, ancora una volta, la preziosa prole. Proteggo me stessa.
Le donne che non seguono queste dinamiche, questi meccanismi, vengono appellate con una varietà amena di termini che ben tutti conosciamo. Non devo trascriverli.
Siamo vittime o puttane. Marie Goretti o stronze. Obese o anoressiche, lassiste o stressate, depresse o iperattive. Non c'è via di mezzo. Non c'è equilibrio, perché l'equilibrio è alterato dalla manipolazione del nostro ruole che ci vuole vittime.
La donna che si ribella al ruolo diventa veterofemminista, virago, isterica. L'uomo non gradisce prese di posizioni destabilizzanti. Per carità, conosco alcune donne che sono riuscite a scrollarsi di dosso la vittimizzazione forzata e vivono coppia, maternità e carriera in un equilibrio, seppure a volte instabile (va detto, sono stressate) ma relativamente senza sensi di colpa. Ma sono pochissime. Anzi no, ne conosco solo due.
Diciamocelo, al mondo attorno la vittimizzazione piace. Si vittimizzano disabili e profughi, diversi e donne.
Il sesso debole. Perché l'evoluzione ci ha dimorfizzato e allora la donna geisha attrae. Non solo l'uomo, tutti.
Piangersi addosso, attrae.

Alla fine, ci si è dimenticati del significato profondo, incredibile della parola supporto. Una parola chiave, che ci aiuterebbe, se compresa, a tirarci fuori dai nostri qualunquismi, dalle vittimizzazioni, dalle strumentalizzazioni. Le donne che diventano vittime sono quelle costrette a elemosinare supporto. E se una di rifiuta di elemosinarlo, vuoi perché un brandello di dignità emerge dal fondo della palude o vuoi perché semplicemente si vergogna, ancora una volta, di sembrare vittima, deve scontare la pena dell'isolamento.
Questa è una società di consumi estremi. La vittima è "consumabile", si addice alla struttura. La donna depressa è manipolabile, non fa paura, non destabilizza i ruoli.
E poi, diciamocelo, è così comodo appiccicare un'etichetta anziché cercare di capire, il nostro cervello si nutre di stereotipi per semplificarsi la comprensione del mondo.
L'andare oltre richiede impegno, un impegno sociale che non siamo disposti a prendere, tutti così impegnati a produrre.
Oh, ma adesso sono tornata a parlare come una veterofemminista.

18 comments:

Carolina Venturini said...

Secondo me sono questi ragionamenti a nuocere. Perchè si fondano su pregiudizi. E lì rimangono.

Mrs. Owens said...

Dobbiamo uscire da questo sistema, spesso siamo noi che ci lasciamo trattare come vittime, non sto parlando di chi deve subire e non ha possibilità di scelta, ma di chi come noi penso che una scelta ce l'ha sempre.
Magari quello che é giusto come traguardo al momento ci fa soffrire, ma siamo forti, sopportiamo tante cose, chi ci dice che il combattere per non essere delle vittime deve essere più duro di altre cose?
Combattiamo, ogni giorno, anche per delle piccole ingiustizie, ma ogni anello della catena che spezziamo é un anello in meno.

Da noi nelle scuole esiste l'orientatore professionale, é una figura che alla fine delle medie aiuta (dovrebbe aiutare)i ragazzi a trovare la loro strada.
Sono con mia figlia grande, brava a scuola, con la media del 8-9 in quasi tutte le materie al colloquio con il tipo in questione che le dice :
"sai le professioni femminili non sono molte, ci sono quelle del commercio=cassiera-venditrice, quelle estetiche=parrucchiera-estetista, e quelle del sanitario=infermiera-ass. geritatrica-aiuto medico"
"scusi se mi permetto, ma penso che nel 2010 ci siano molte altre professioni che una ragazza può fare" dico io un po'alterata
"ah si e per esempio?"
"medico, avvocato, biologo, architetto, ingegnere, ecc"
"si, ma se poi si sposa ha studiato per niente"
sono rimasta senza parole per un momento, poi gli ho detto :
"magari non si sposa e va a lavorare, o magari si sposa e lavora come faccio io per mantenere un cretino come lei che non sa nemmeno fare il suo lavoro" mi sono alzata per andarmene e lui mi dice "perché lei che lavora fa?"
"direttore d'albergo e anche presidente del comitato genitori".

sono piccole rivincite, ma non dobbiamo mai abbassare la testa di fronte a chi ci vuole schiacciare, perché chi si crede di più di noi, é perché vale meno.

Martina D. said...

@Carolina, benvenuta nel blog, perché non ti presenti un po'? qui siamo aperti a tutti i tipi di dibattito, ma non sono riuscita a capire a che ragionamenti ti rierisci, perché io ne ho messi parecchi sul fuoco. Che tipo di pregiudizi? Scusa, ma dalla tua frase lapidaria non si deduce molto.

Martina D. said...

@Mrs Owens: ecco, hai centrato in pieno il punto, è una questione di condizionamenti. La tua storia è raccapricciante, me ne sono capitate anche a me, soprattutto quando ero piccola. Incornicio le tue parole, dobbiamo uscire da questo sistema ed è uno sforzo titanico perché in due categorie rimaniamo comunque divise, quelle che si piangono addosso e quelle che vanno alla guerra. Sai cosa mancano? Tutte le sfumature intermedie....

P.S. stamattina volevo lasciare un intervento nel tuo blog ma Blogger ha fatto le bizze... la tua lista estiva mi era davvero piaciuta molto ;)

Diemme said...

Grande Mrs Owens!

Tanti "orientatori" sarebbero da mettere al rogo (va beh, facciamo a zappare la terra), finora non ne ho conosciuto uno che parlasse con un minimo di cognizione di causa ( http://donnaemadre.wordpress.com/2007/11/08/orientamento-scolastico/ ).

Mi dispiace non poter intervenire di più al momento, ma fremo per gettarmi nella lotta ;)

A dopo!

Mrs. Owens said...

@Martina decisamente mi rispecchio di più in quelle che vanno alla guerra, ma perché non farlo con il sorriso e a piccoli passi?
@Diemme grande anche tu, grazie per il post che mi hai segnalato, non vedo l'ora di leggere il resto.

Ifigenia said...

Eccomi qui.

Leggo il post, e poi non riesco a scrivere per i miei tempi sempre troppo strettti, poi torno e non ricordo più bene tutti i punti, vado a rileggere, e dopo che ho riletto il dovere nuovamente mi chiama: fermate il mondo, voglio scendere, se continuo così non interverrò mai!!!

Facciamo un po’ do’ordine, il commento incriminato, che ha dato lo spunto a Martina, lo trovate qui: http://ilmondodifigenia.wordpress.com/2011/06/16/lex-lui-e-laltra-lei/#comment-15281 .

La mia frase ha fatto tanto arrabbiare i maschietti, ma è così (a proposito Martina, ho cambiato il “mentalmente” con “emotivamente”, ma evidentemente tu avevi già copincollato).

Partiamo dal fatto fisico: nella razza umana, l’esemplare femmina è più piccolo del maschio. Ora, i soliti fanatici delle eccezioni e dei distunguo, del “non si può generalizzare” e il “non è sempre così” mi verranno a dire che ci sono uomini mingherlini e ci sono donnoni, ma il fatto rimane lo stesso: nella razza umana, la femmina è più piccola del maschio, e su questo non ci piove.

Parliamo della forza bruta? La donna soccombe. Forse proprio per questo era l’uomo ad andare a caccia, a procacciarsi il cibo, e questo gli ha dato il potere sulla donna fin dalla notte dei tempi.

Passiamo alla gravidanza: i “frutti del peccato” l’uomo, per immorale che l’azione sia, può ignorarli, la donna no. L’uomo, davanti a una gravidanza indesiderata, può voltare i tacchi e andarsene, dire alla donna “Ma chi ti conosce” o non dire niente del tutto: la donna, o se lo tiene, o si sottopone a un aborto.

Tutto questo ha creato delle tradizioni culturali, tradizioni in cui la donna soccombe.

./. continua

Ifigenia said...

Il racconto di Mrs Owens la dice lunga su un certo tipo di mentalità, e non credo rappresenti un’eccezione. A casa mia, due femmine e un maschio, gli sforzi si facevano per mandare avanti il maschio, seppure indubbiamente meno dotato delle femmine.

Dell’istituto della dote vogliamo parlare? Ora è stato abolito, ma che cosa significa “la dote”? Significa “Ti pago per sposarti mia figlia”, per cui per una famiglia una figlia femmina è una grande disgrazia, soldi da spendere, e la preoccupazione di trovare qualcuno che se la sposi.

Voi mi direte ora che i tempi sono cambiati: intanto, non ovunque (e non c’è bisogno che vi dica dove la donna è ancora completamente sottoposta all’uomo, e non certo per romantica scelta). In secondo luogo, da quanto sono cambiate? E voi credete che la coscienza più profonda delle persone, che per millenni ha avuto una certa mentalità, cambi in qualche decina d’anni?

Quante donne vengono in continuazione violentate, quante picchiate tra le pareti domestiche, quanti uomini cercano una moglie straniera perché “sono più docili”? Questa l’ho sentita con le mie orecchie, e non raccontatemi storie, tra gli uomini c’è il passaparola relativamente alla donna “docile”, “senza grilli per la testa”.

Tutto questo, non è passato nella nostra storia impunemente, non ci ha lasciato immuni. Possiamo essere libere, femministe, combattive, emancipate, tutto quello che vi pare, ma questa è la nostra storia, questo è inciso nella nostra memoria genetica e, ahimé, in quella dei nostri uomini.

La donna poi ha il mestruo, che se permettete un po’ di rottura di balle è, e nonostante i moderni ritrovati e, nonostante le pubblicita in cui le cose più folli si possono fare “in quei giorni”, per molte è spesso limitante, per dolore e per intensità. Vogliamo parlare delle “gioie” della maternità? Quelle, volente o nolente, se le cucca la donna, è lei che porta il peso, lei che vede deformare il suo corpo, lei che se ha un dolore se lo deve tenere perché qualsiasi medicinale può far male al bambino: comincia là il suo sacrificio, il sopportare il dolore per il benessere del bambino.

Quando la donna partorisce poi, gli uomini possono stare in sala d’attesa a leggere il giornale, oppure passeggiare su e giù ansiosamente: oggi è loro possibile finanche assistere al parto, ma fatto sta che il parto se lo cucca la donna, a lei eventuali danni fisici, rischi per la vita e quant’altro.

Questo è la posizione fisica e genetica della donna, da cui è scaturita quella storica e sociale: mettetela come vi pare, è così.

Che poi l’evoluzione abbia lavorato a nostro vantaggio in tanti settori è pure vero, la forza fisica al giorno d’oggi non è più fondamentale come in passato, la maternità può essere controllata, ma sono tamponi di una situazione fisica, storica, anatomica e culturale radicata e svantaggiata.

Ciò premesso, mi devo nuovamente fermare, ma mi pare che già come premessa di carne al fuoco ne ho messa tanta...

Martina D. said...

@Mrs Owens: Il mio problema (e a volte, è un problema) è che io non vado a guerra, la guerra me la ritrovo addosso e ne farei volentieri a meno. Pensa che uno dei motivi principali per cui mi è stato rinfacciato di "non fare la vittima" è perché in genere non cerco il confronto diretto, per cui passo per "zerbino". Quando poi ultimamente invece ho alzato le barriere e cominciato ad essere un po' più decisa nelle mie reazioni per proteggermi un po', mi è stato rinfacciato di comportarmi da stronza. Ecco perché quando ho visto quel commento da Ify mi sono infiammata: ma santo cielo, allora non sono l'unica che vede il mondo così!

Martina D. said...

@Ify, che posso aggiungere? hai detto tutto. Di dimorfismo non me ne parlare, sono alta un metro e mezzo, sai cosa ne penso di me stessa. Però la mia tanto odiata fisicità non mi ha mai impedito di fare tutti i lavori fisici possibili, mi sono organizzata vari traslochi da sola, trasportata e solevata scatoloni da sola, anche il confronto fisico con gli "omoni" non mi spaventa. Ti ho scritto più volte che i lividi peggiori non sono quelli fisici, che rimrginano molto, molto più in fretta di quelli psicologici.

Certo che il tuo commento ha dato fastidio a molti uomini. C'era da aspettarselo. Eppure sai quanti altri uomini invece mi hanno detto, con umiltà: ebbene sì, siamo stati privilegiati dai nostri cromosomi e dalla società, come minimo vi dobbiamo qualcosa indietro. In genere quel "qualcosa" si materializza sotto la forma di rispetto. Per cui ci sono uomini che ci rispettano, che non ci trattano da soli oggetti da letto, ma come ho anche precisato, alla nostra età tali uomini sono tutti in relazioni serene, quelli che rimangono single è perché qualche problemino ce l'hanno avuto.

io per via del mio aspetto fisico ho subito molta arroganza dagli uomini, nel corso della mia vita. Ho assistito a dinamiche di vittimismo e vittimizzazione, che DETESTAVO, all'interno della mia famiglia. Ho visto donne di grande talento e intelligenza sottovalutate e sorpassate al lavoro solo perché non avevano le gambe ben tornite.
Certo che gli uomini hanno detestato il tuo intervento. Perché certe cose fa male sentirsele dire in faccia. Esattamente come fa male a noi sentirci dire "piantatela di fare le vittime" ogni volta che, appunto, stiamo facendo i salti mortali per non esserlo più.
Fosse così semplice.

cavaliereerrante said...

PARTE PRIMA
TOC ... TOC ... permesso ???
Parola d' ordine ?!?
E perchè ... ?!?
Ah ... sono l' unico maschio ?!?
Embè ... ci sarà pericolo ?!?
None ? ... Nessun rischio ?
Vabbene, allora m' accomodo !
@Martina, posso accendere la mia pipa ... accanto alla finestra ?
Nò, grazie ... il caffè l' ho già preso da @Ifigenia ... grazie comunque !
Dunque, andiamo per ordine .
1) Se analizziamo gli ultimi 2.500 di storia umana, solo un mentecatto, un imbecille integrale tipo @brunetta, potrebbe negare che la Donna, di qualunque ceto sociale fosse, fu "resa vittima", non dalle circostanze avverse, ma dalla lucida volontà dell' uomo e delle sue religioni : da qui gli incredibili ed infami ritardi nell' accordarle prima un' anima, e via via nel tempo, e non senza lotte cruente, i pieni diritti "da soggetto" di una società cosiddetta civile !
2) Impossibilitato a protrarre ancora l' umiliante visione della Donna 'come oggetto' per l' evolversi del corso inarrestabile della storia e delle lotte per ottenere il riconoscimento dei suoi diritti da parte dei movimenti femministi, l' uomo tuttavia ha sempre avocato a sè, con la forza bruta o con "gli usi ed i costumi" di ogni tradizione ( sempre volta al maschile, ovviamente !!! ), ogni e qualsivoglia leva di potere decisionale, creando tuttavia la figura della "Donna Regina della Casa", in pratica relegandola fra quattro mura !
3)Su questo ghetto domestico ( o paradiso in terra, per alcune Donne con la vocazione a far bene la Mamma e la Moglie ), si è poi abbattuto come un ciclone, negli ultimi cinquantanni e nelle società del mondo occidentale, il turbinio di movimenti politico/sociali che hanno scardinato le ultime ipocrisie maschili, fra cui è tipica quella del soggetto cialtrone indicato da @Ludo ( ma ce ne sono tantissimi altri, che fanno e pensano le stesse cose, pur non esponendosi come quell' indirizzatore scolastico ! ), che cianciavano di impossibilità delle Donne, rispetto agli uomini, a svolgere le stesse professioni, stante il limite dell' eventuale matrimonio e della predisposizione di una Donna a "dover" fare da Madre (sic!) .
In base alla brevissima sintesi di cui sopra, definire la Donna "vittima della storia e della cultura maschile", è dare a Cesare quello che è di Cesare, punto !
Ed allora che fare ? Che tipo di lotta svolgere per arrivare ad una effettiva parità di diritti, e ad un mondo in cui non si chiami più "puttana" chi decida di romper gli schemi ed agire da "essere libero" come ogni creatura della terra, e di essere libera nè più, nè meno di come lo sia un Uomo !!!
( segue parte seconda )

cavaliereerrante said...

PARTE SECONDA

A mio parere "errante", la strada più opportuna mi sembra quella indicata da @Mrs. Owens : essere attente e rigide nella salvaguardia dei propri diritti, ma - abbandonando gli estremismi inutili dei passati movimenti femministi ! - battersi e completarsi, senza rinunciare a :
1) Studiare sempre con passione e sacrificio in base all' indirizzo scolastico liberamente intrapreso, ed imparare poi bene la professione scelta .
2) In caso di matrimonio, pretendere la parità dei ruoli decisionali, anche se si sia casalinghe ( anzi, in questo caso ancora di più ), e pretendere un aiuto paritario al marito/compagno che si sia scelto .
3) Coinvolgere con un movimento politico trasversale, lo Stato a cui si appartenga, per un investimento sostanziale di risorse atte ad agevolare le Donne che lavorano ( giacchè volenti o nolenti hanno comunque la maggior parte del carico famigliare, in relazione alla loro prole ), con creazione di "asili nido", "centri di assistenza", "consultori" etc. etc. !
Questa mi sembra la via migliore, assai più utile del "sentirsi vittime", e vorrei qui concludere, regalandovi la memoria dell' Uomo più importante dell' intera storia mondiale dei movimenti femministi, il vero ed unico EROE che si battè per tutta la vita come un Cavaliere del Santo Graal in favore delle amatissime Donne di ogni genere e/o condizione : nacque da un umile famiglia di un paesino pugliese nel 1824, fu fra i primi ad iscriversi nella "Giovane Italia", fu patriota risorgimentale fra i più valorosi, fu Amico stimato ed amato da Mazzini e Garibaldi, poi - ad Italia unificata - divenuto Deputato al Primo Parlamento Nazionale, fece promulgare Leggi e Decreti in favore delle Donne di cui ancora oggi se ne avvertono gli effetti, morì nel 1880, a soli cinquantaquattro anni, di cui almeno una decina passati nelle carceri borboniche, povero in canna, e pressochè dimenticato !
Si chiamava, Amiche mie, SALVATORE MORELLI, e se il Paradiso esiste in qualche stramaledetto angolo dell' universo, quell' Uomo grande ne sarà la stella più luminosa, questo è certo : nessuno amò più di lui, "comunque e senza nulla a pretendere", Voi Donne !

Martina D. said...

@Bruno: ma tu sei sempre benvenuto qui, non devi mica bussare ;)
Vedi Bruno, io non la metterei neanche sul politico, dato che in Italia il movimento femminista c'è stato e , a differenza di altri paesi (ti ricordo con raccapriccio il paese da cui provengo e ho vissuto per anni) alcune conquiste importanti si sono fatte.
Il problema, come ha sottolineato Ify, è proprio storico e sociale e fortemente emotivo.
Non è neppure una questione di ruoli lavorativi, io ho tutto il rispetto per il lavoro della casalinga (per cui io, ammetto con umiltà, non sono per nulla portata), basta che sia una scelta e non una costrizione e, soprattutto, basta che sia rispettato come LAVORO. Quando i figli erano piccoli io ho smesso di fare lavori retribuiti per due anni per mancanza totale di supporto, era impossibile (in Irlanda mancavano e mancano tutt'ora i nidi comunali, erano pochissimi, privati e sovrafollati) e mi sono sentita rinfacciare OGNI GIORNO che non portavo a casa una lira e che non facevo un *beep* dalla mattina alla sera. Salvo poi, quando ricominciai a lavorare, sentirmi dire che dovevo smettere perché "lui" non ce la faceva ad aiutare (!!!) coi figli.
I dimorfismi di cui parla Ify non sono solo fisici ma anche emotivi. si infiltrano nelle nostre vite quotidiane, vengono accettati per motivi di sopravvivenza.
E lo sai quante donne ci sono la' fuori, che conosci anche tu, che sopravvivono e basta.
Un abbraccio

cavaliereerrante said...

Sì, lo so benissimo @Martina, come Tu sai quanto ne soffra anche io, soprattutto per non potere - come invece posso fare nella vita quotidiana - star loro vicino e cercare con ogni mezzo di sostenerle, di aiutarle in ogni maniera che mi sia possibile .
Nella mie breve disanima di cui sopra, più che gli aspetti politici, mi sono sforzato di dimostrare che storicamente, definire una Donna "vittima culturale" della Storia, non è una posizione retorica o di malinteso "vittimismo" ( che pure esiste, in alcuni casi ), ma un giudizio suffragato e documentato dalla Storia stessa, senza alcuna possibilità di dubbio !
Ciò nondimeno, continuo ad apprezzare la posizione assunta con decisione ( ed orgoglio di Donna, si sente in ogni suo scritto ! ) dalla nostra nuova Amica @Ludo ( @Mrs Owens ), che è di estrema rigidità nei confronti di ogni prepotenza maschile, di durezza nei riguardi di chi cerchi di sopraffare la femminilità con armi subdole, accompagnando nel contempo questo suo battagliero atteggiamento, con il sorriso e la tenerezza, oltre che con la continua raffinatura del proprio lavoro, senza tuttavia assumere l' aggressività ( o l' assurdità, se vogliamo ricordarcene i numerosi 'slogan' alcuni veramente idioti ) estremistica degli ultimi movimenti femministi italiani, che comunque servirono a far avanzare le Donne verso una maggior consapevolezza dei lori diritti e ad ottenere provvedimenti di legge che li tutelassero !
Concludo Amica mia, ricambiando il tuo abbraccio ( ehm ... sì ! ) e continuando ad esortarti a documentarti sulla straordinaria figura di @Salvatore Morelli, attraverso il quale potrai, specie Tu che ami la lettura e la riflessione, completare la tua visione "storica" ( giacchè di quella esistenziale, Tu con tutte le tue vicissitudini potresti insegnare la materia "Donne e loro sfruttamento" in qualsiasi Università del mondo ) sulla condizione femminile nel tempo !!!
Un (ri)abbraccio ...

Martina D. said...

Mi hai fatto proprio incuriosire con Salvatore Morelli. A parte la ricerca che farò stanotte di lui sul Web, c'è qualche libro che tu possa consigliarmi che parli delle sue idee e delle sue innovazioni?
Grazie, abbracci

Diemme said...

@Martina, dopo che avrai fatto le tue ricerche, erudiscici, mi raccomando!

Mi dispiace che Carolina non sia tornata a chiarirci il suo pensiero, mi avrebbe fatto piacere capire il suo punto di vista.

cavaliereerrante said...

Cara @Martina, ho avuto poco tempo fa, l' opportunità di assistere ad una delle meravigliose trasmissioni di Corrado Augias su TV3, in cui era presente una interessante Giornalista "Scrittrice", Emilia Sarogni, e là "per la prima volta" ( ed è incredibile, visti gli innumerevoli libri che ho letto sul Risorgimento, e vista la rilevante figura di Salvatore Morelli, un Uomo davvero straordinario, quasi una leggenda, ad esempio in Inghilterra !!! ) ho udito il nome di questo Eroe affascinante ed insolito, che più di ogni altro al mondo "difese e propugnò i diritti delle Donne", con puro spirito di passione per il genere femminile in senso "alto", proprio perchè le riteneva "vittime culturali della storia", e quindi le creature più deboli di quelle società ottocentesche che si andavano formando, come l' Italia, con legislature adeguate a quelle degli Stati più evoluti !
Di questa Scrittrice, posso citarti
"Sarogni Emilia, "Salvatore Morelli : l’Italia e la donna" - biografia
Torino - Daniela Piazza Editore" . ( Sintesi : Salvatore Morelli fu un geniale personaggio del
Risorgimento. Quando ancora nessun Paese al mondo riconosceva alla donna i diritti della persona umana, Salvatore Morelli sostenne che la soluzione della questione femminile era alla base di una vera democrazia" ! ) .
Io stesso @Martina, mi sto documentando sulla figura di questo Eroe risorgimentale, amico fraterno di Mazzini e Garibaldi, di cui ripeto non avevo sentito nominare neanche il nome !!!!
Fate anche voi - come me - ogni ricerca, e ponete quest' Uomo fra le vostre cose più care, evitando che su di lui, che ebbe una vita stentata per questa sua passione civile, vada a cadere un infame, codardo, e immeritato oblìo !!!
Un abbraccio forte ...

Rory said...

Cara Martina, leggo domani con calma perchè ora ho un pò sonno. E poi mi sono già sfogata da Ify. Per stasera può bastare.. :-)
Buonanotte